MANUEL BELGRANO: A 245 ANNI DALLA SUA NASCITA

19 giugno 2015

Mar del Plata - "Il 20 giugno c’è la ricorrenza della creazione della bandiera, fatto dovuto al Generale Manuel Belgrano il cui nome completo era Manuel José Joaquín del Sagrado Corazón de jesús Belgrano y Peri, nato il 3 giugno del 1770 a Buenos Aires e scomparso il 20 giugno 1820". A ricordarlo nell’ultimo numero de "La Prima Voce", periodico di Mar del PLata diretto da Gustavo Velis, è Luciano Fantini, al quale è stato affidato un articolo in omaggio a questo "insigne uomo della storia argentina". 
"Le ricorrenze dovrebbero partire dal momento della comparsa in vita dell’essere umano e non dalla sua scomparsa, a meno che il personaggio storico non sia stato protagonista di un fatto eccezionale per la patria stessa; in questo caso la creazione della bandiera come simbolo di devozione e sentimento verso il suolo che lo vide aprire gli occhi al mondo per la prima volta. 
Ed ecco un po’ della storia di questo prode uomo, illustre rappresentante di un passato patriottico di cui egli è stato uno degli eroi più onesti e generosi che, a scapito della propria volontà, sentì il sacrosanto dovere di scegliere l’ideale della libertà, l’uguaglianza e la fratellanza della sua gente (e del mondo intero), prendendo spunto dalle idee della rivoluzione francese. 
Belgrano fu anche uno dei principali attori dell’emancipazione dalla Corona di Spagna del territorio che in seguito si sarebbe chiamato Argentina. Figlio del commerciante di origine italiana Domingo Belgrano, entrò in contatto con le idee dell’illuminismo durante i suoi studi in Spagna all’epoca della Rivoluzione francese. Al ritorno in America cercò di introdurvi nuovi ideali politici ed economici, ma trovò numerose resistenze da parte dell’amministrazione coloniale. Questa situazione lo spinse a desiderare una maggiore autonomia del suo territorio d’appartenenza rispetto alla monarchia spagnola. 
Dopo aver inizialmente promosso senza successo le aspirazioni di Carlotta Gioacchina sul Vicereame durante la prigionia di Ferdinando VII, fu protagonista della Rivoluzione di Maggio che rimosse dal potere il vicerè Baltasar Hidalgo de Cisneros, il 25 maggio 1810. In seguito, fu eletto membro del governo che si instaurò a Buenos Aires dopo la rivoluzione, cioè la Prima Giunta. Come delegato della Giunta, condusse la campagna militare dell’esercito rivoluzionario in Paraguay dove fu sconfitto dal Governatore Bernardo de Velasco, ma dove tuttavia diede il via alla catena di eventi che portarono all’indipendenza del Paese. 
Nel 1812 creò la bandiera dell’Argentina nell’attuale città di Rosario e comandò l’esercito che sconfisse gli spagnoli nelle battaglie di Tucumán e di Salta. La sua spedizione militare in Alto Perú, fallì in seguito alle sconfitte di Vilcapugio e Ayohuma che portarono il Secondo Triumvirato a sostituirlo con José de San Martín. Poi Belgrano partì per l´Europa in missione diplomatica con Bernardino Rivadavia allo scopo di trovare appoggi alla causa rivoluzionaria. Riuscì a tornare in tempo per prendere parte al Congresso di Tucumán che, nel 1816, dichiarò l’indipendenza delle Province Unite del Río de la Plata. Fu in seguito, nuovamente nominato al comando dell’Esercito del Nord, ma la sua missione si limitò a difendere San Miguel de Tucumán dalle incursioni realiste, mentre San Martín si apprestava a scavalcare le Ande con un nuovo esercito. 
Come abbiamo già detto, Manuel Belgrano nacque a Buenos Aires il 3 giugno 1770 nella casa paterna; in una via che più avanti prese il nome di Viale Belgrano, a poca distanza dal convento domenicano della città. Fu batezzato il giorno successivo nella cattedrale metropolitana. Il padre, Domenico, era di origine italiana nativo di Oneglia (Regione ligure) e aveva ispanizzato il suo secondo cognome – Peri - in Pérez. Era un commenrciente autorizzato dal Re di Spagna a trasferirsi in America, arrivando a Buenos Aires nel 1754. La madre di Belgrano era María Josefa González Casero, nata a Buenos Aires da una famiglia proveniente da Santiago dell´Estero.
Il successo negli affari permise a Domenico (O Domingo) Belgrano e Peri di mandare i figli Francisco e Manuel a studiare in Europa. Manuel, che precedentemente aveva frequentato il Real Colegio de San Carlos, studió diritto tra il 1786 ed il 1793 nelle università spagnole di Salamanca e Valladolid, laureandosi a 18 anni e specializzandosi in particolar modo nel campo dell´economia politica. Mercé Papa Pio VI ebbe modo di conoscere le idee di Montesquieu, Rousseau, e Filangieri ed inoltre gli scrittori illuministi spagnoli come Jovellanos e Campomanes. 
Più tardi (al suo ritorno in America e forse attraverso suo cugino Juan José Castelli) si interessò al pensiero di Francisco Suárez, secondo il quale il potere dei governi è conferito da Dio per mezzo della popolazione. 
Belgrano frequentò l´élite iltellettuale spagnola all´interno della quale, le discussioni riguardanti il diritto divino dei re, il principio di uguaglianza di fronte alle legge e l´applicazione universale della Dichiarazione dei diritti dell´uomo e del cittadino erano all´ordine del giorno. In questi circoli si considerava necessario rifondare la nazione su tali principi e si consideravano tiranni e retrogradi coloro che non la pensavano allo stesso modo. Si dedicò anche allo studio delle lingue, dell´economia e del diritto pubblico, focalizzando il suo interesse sui temi dei beni pubblici e della ricerca del progresso. 
Non ci soffermeremo sulle cariche avute durante la sua vita e carriera che ce ne sono state tante, bensí sulle sue idee che hanno avuto molto a che fare con l´educazione e con gli ideali da egli sostenuti. Non ci soffermeremo nemmeno sulle invasioni britanniche e sul carlottismo: un movimento politico cosí chiamato quando all´arrivo delle notizie dell´occupazione della Spagna da parte dell´esercito francese e della prigionia del Re Ferdinando VII sperò di poter sostituire il monarca (almeno per il Vicereame del Río de la Plata), con Carlotta Gioacchina, sorella del Re deposto, residente all´epoca a Río de Janeiro.
Al posto della Prima Giunta di Governo, la campagna militare in Paraguay, i fatti a Tucumán e Salta, la campagna militare nell’Alto Perú e quant´altro si sappia o meno circa la partecipazione di Belgrano all’indipendenza del Vicereame del Río de la Plata, vogliamo accennare - in modo succinto dato che ci vorrebbe un intero volume per approfondire la vita di un paladino come Belgrano - e soprattutto di un vero uomo come egli lo fu. 
Si son dette tante cose sulla sua persona. Per esempio che non era troppo ben visto da molti per il suo modo di vestire o magari per non essersi sposato che, a quei tempi, avere una moglie a fianco, dava certa gerarchia, sí da poter scalare posizioni in politica o nella vita militare.
Non si sposò. Quando Manuel Belgrano incontrò María Josefa Ezcurra all’età di 22 anni, il padre Juan Ignacio Ezcurra non approvava la relazione a causa della bancarotta di Domenico Belgrano, padre di Manuel. Juan Ignacio allora, combinò il matrimonio della figlia con Juan Esteban Ezcurra, un lontano parente di Pamplona. Juan Esteban si oppose alla Rivoluzione di Maggio e tornò in Spagna, lasciando la moglie a Buenos Aires dove tornò ad intrecciare una relazione con Manuel Belgrano. 
Quando Belgrano fu inviato nell´Alto Perú, María Josefa lo seguì a Jujuy; prese parte poi, all´esodo dalla città e vide la battaglia di Tucumán. Suo figlio, Pedro Pablo, nacque il 30 luglio 1813. Fu presto adottato dalla zia materna Encarnación Ezcurra e da suo marito Juan Manuel de Rosas, sposato poco prima. 
A Tucumán Belgrano incontrò anche María Dolores Helguero, che per un breve momento gli fece considerare l´idea di sposarsi. La guerra lo costrinse però a posporre il matrimonio. María dolores sposò un altro uomo; la relazione si nconcluse ma riprese nel 1818. L´anno dopo, mentre si trovava già gravemente infermo, Manuel Belgrano venne a conoscenza della nascita della figlia avuta da María Dolores, Manuela Mónica del Sagrado Corazón, nata il 4 maggio 1819.
Nessuno dei figli fu riconosciuto da Belgrano nel suo testamento, nel quale scrisse di non avere prole. Tuttavia è opinione generale che non li abbia menzionati per proteggere le loro madri, dal momento che entrambi i figli, erano frutto di relazioni che le convenzioni sociali dell´epoca non avrebbero accettato. Chiese comunque al fratello Joaquín Eulogio Estanislao Belgrano, nominato suo erede, di provvedere ai bisogni della figlia.
Nel corso della sua vita,Belgrano fu colpito da diverse infermità. Se ne ha notizia all´epoca dei suoi studi in Spagna dove contrasse il “mal di Castiglia, chiamato in seguito "blenorragia".
Durante il periodo in cui fu comandante dell´Esercito del Nord, Belgrano soffrì frequenti attacchi dei suoi malanni; uno di questi si manifestò alla vigilia della battaglia di Salta e solo all´ultimo momento riuscì a salire a cavallo per dirigere le operazioni. 
In una lettera del 7 aprile 1819 diretta al Colonnello Alvarez Thomas si lamentava di soffrire di un forte dolore al petto e alla gamba destra che gli impediva di smontare a cavallo senza aiuto e fu cosí che nel settembre dello stesso anno fu costretto a cedere il comando dell´esercito a Francisco Fernández de la Cruz per tornare a Tucumán, dove sperava che le condizioni climatiche gli portassero sollievo. 
Manuel Belgrano ebbe una vasta conoscenza delle più importanti discussioni della sua epoca. Studiò in Europa durante la Rivoluzione francese e fu un versatile poliglotta capace di comprendere il francese, l´italiano e altre lingue indigene. Questo gli permise di leggere numerose opere illuministe e di capire i cambiamenti sociali, economici, tecnici, politici, culturali e religiosi portati dalle nuove idee. Aiutò a diffondere questi fermenti sia attraversoo la stampa che attraverso il suo lavoro al Consolato. Inoltre rigettò qualche prospettiva localistica favorendone una che abbracciasse l´intera America latina. Fu guidato dal concetto di bene comune, che considerò un valore etico. Considerò la salute pubblica, l´educazione e il lavoro, componenti del bene comune, cosí come la religione.
Non condivise completamente le idee della Rivoluzione francese, ma abbracciò quelle più moderate dell´illuminismo spagnolo. Rimase monarchico e pervaso da un forte credo religioso, permanendo cattolico e divenendo devoto alla dottrina mariana. Il suo monarchismo non fu di tipo conservatore, ma assunse come proprio modello di stato la monarchia costituzionale britannica. 
Nel campo economico fu influenzato dai principi della fisiocrazia, una dottrina economica che considerava la natura, la vera fonte di ricchezza. Di conseguenza, molte delle riforme proposte al Consolato furono orientate allo sviluppo dell´agricoltura, dell´allevamento, della produzione di manifatture e il libero scambio. Mantenne un intenso contatto con i consolati delle altre città, sviluppando una visione unitaria dell´intero vicereame. Ciò lo portò a promuovere la stesura di mappe dettagliate delle stesse aree disabitate dei territori sudamericani, che –d´altra parte- furono di grande aiuto anche a San Martín durante il suo attraversamento delle Ande. Introdusse nuove coltivazioni e promosso l´allevamento di specie animali autoctone; si occupò inoltre di migliorare l´industria tessile per combattere l´introduzione di manifatture stra niere che venivano introdotte nella colonia tramite il contrabbando.
Belgrano fu uno dei primi politici a promuovere lo sviluppo di un importante sistema educativo; lo fece fin dalla sua prima relazione presentata alla guida del Consolato di Commercio, nella quale consigliò la creazione di scuole di agricoltura e commercio. Di agricoltura perché avrebbe potuto insegnare la rotazione delle colture, la lavorazione dei campi, la conservazione dei raccolti e quant´altro poiché gli unici tentativi in questo senso erano stati fatti dai gesuiti. Si concentrò pure sull´educazione di base promuovendo la creazione di scuole gratuite per bambini poveri. In queste scuole gli studenti avrebbero potuto imparare la scrittura, la matematica e il catechismo. Queste istituzioni avrebbero aiutato a diffondere tra la popolazione il culto del lavoro e a combattere la pigrizia. 
Promosse andhe la creazione di scuole femminili. Non era interessato alla formazione di donne intellettuali, ma a prevenire ignoranza e pigrizia fornendo alle donne gli strumenti per una decorosa esistenza. 
Le sue idee nei confronti dell´educazione continuarono ad ispirare il suo operato anche durante le campagne militari. Nel 1813 rifiutò il denaro assegnatoli in seguito alle vittorie di Tucumán e Salta per destinarlo all´istituzione di scuole primarie a Tarija, Jujuy, San Miguel de Tucumán e Santiago dell´Estero. Le scuole non furono mai costruite e, nel 1823 Bernardino Rivadavia dichiarò che il denaro era andato perduto.
Il corollario di quest´ultima faccenda è che quei denari che gli furono assegnati per le istituzioni scolastiche solo divennero scarsa realtà nel secolo XXmo.
Ecco un eroe che tutti i politici di questo mondo dovrebbero imitare. È forse che si possa sperare in un mondo migliore? Ce lo auguriamo!" (Redazione La Prima Voce)